"Il poco stimola, il giusto regola, il troppo inibisce"

Nella Bioterapia Nutrizionale® si parte dal presupposto che gli alimenti siano la prima medicina non solo come prevenzione delle malattie ma anche come sostegno alla forza naturale presente in ognuno di noi.

Dott. Fausto Aufiero

Medico chirurgo - Nutrizionista

Fausto Aufiero, (Avellino, 1954), medico impegnato nella ricerca e nella pratica di metodiche terapeutiche complementari a quelle farmacologiche, dopo una esperienza di Medicina Energetica Cinese, nel 1995 identifica nella Bioterapia Nutrizionale®, elaborata dalla Dott.ssa Domenica Arcari Morini, la possibilità di preservare lo stato di salute attraverso un impiego razionale degli alimenti e delle loro associazioni e, attraverso queste, di influire terapeuticamente in caso di malattia. E' direttore didattico dei Corsi di Bioterapia Nutrizionale® e autore di diverse pubblicazioni, in collaborazione con altri medici del Centro "Vis Sanatrix Naturae" di Roma.

MEDICINA COSTITUZIONALE

La mia storia: un percorso tortuoso...

Per rendersi conto che, dopo una Laurea in Medicina e Chirurgia, conseguita presso l’Università Federico II di Napoli il 29 Giugno 1983, non si era in grado di fare il medico bastò il primo giorno di volontariato nel Pronto Soccorso dell’Ospedale Cardarelli della medesima città. Gli infermieri, il personale paramedico, e persino i portantini, ne sapevano più di te. Gli stessi colleghi, raro trovarne qualcuno gentile e disponibile, ti liquidavano con risposte evasive, a volte giustificate dal ritmo di lavoro forsennato, tipo “catena di montaggio”, a volte mal celando una sorta di fastidio. Come dire: “lo vuoi capire che nessuno ti regala niente, perciò dovrai rubare il mestiere, usando i gomiti per farti spazio, la scaltrezza per non farti fregare dai tuoi stessi colleghi e, se usi un pizzico di cinismo, sarà tanto di guadagnato?” Salvo fortunate eccezioni, quella descritta era la realtà dei neolaureati in quegli anni ’80. Difficile accettarla appena dopo il Giuramento di Ippocrate all’esame di Stato per l’Abilitazione Professionale, nella seconda sessione del 1983! Senza la chiara consapevolezza degli anni successivi, fu spontaneo guardarsi intorno in cerca di orientamenti e guide. Chi cerca veramente trova, recita il proverbio! Io trovai un libro, anzi due: L’Uomo senza futuro, Mursia, 1976 e Di cancro si vive, Masson Italia, 1982, scritti da Luigi Oreste Speciani, scomparso nello stesso anno durante il quale iniziai a nutrirmi del suo pensiero. Oltre ad essere stato un ricercatore di alto livello e un clinico di indiscusso talento, il Prof. Speciani è stato soprattutto un medico portato irresistibilmente dalla sua onestà intellettuale e professionale a interrogarsi senza tregua sulla funzione della medicina nella società contemporanea e sul senso dell'essere medico oggi. Per chi volesse verificarne tutt’ora la grande attualità leggendo i suoi scritti, il mio percorso intellettuale e scientifico nei decenni successivi è la dimostrazione di come un libro possa cambiare il destino professionale e la vita stessa. L’idea di fondo che cercava spazio dentro di me era quella di conciliare le indubbie conquiste nate dal Positivismo scientifico, con una Medicina della qualità, oltre che della quantità. Non solo i dati di laboratorio e strumentali, gli studi statistici, i protocolli terapeutici standardizzati, la Patologia Medica con le etichette di malattia, ma gli Esseri umani, ciascuno con un suo “modo” di esprimere la sofferenza. Tuttavia, se è vero che ogni individuo è effettivamente unico e irripetibile, allora ognuno avrebbe le sue malattie e perciò le sue cure, inadeguate per tutti gli altri! Il che renderebbe palesemente impossibile ogni tentativo di sistematizzazione clinico - terapeutica e qualsiasi conoscenza oggettiva e trasmissibile! Insomma un vicolo cieco, tanti dubbi sopportati per anni, passioni per la Psicosomatica, la Fitoterapia olistica, l’Oligoterapia di Menetrier e lo studio delle diatesi o l’Omeopatia, solo per citarne alcune. Non posso che esprimere gratitudine ad una serie di persone e di eventi che mi avvicinarono alla Medicina Cinese ed al Prof. Maurice Mussat, Direttore dell’Ecole Superieure d’Acupuncture di Parigi. Nel suo Corso quadriennale all’Ospedale San Giovanni di Roma fu capace di trasmettere conoscenze di fisiopatologia energetica cinese conciliabili con una mentalità scientifica occidentale. Negli anni della mia pratica agopunturistica e dell’attività didattica svolta a Salerno per undici anni presso una Scuola di Medicina Cinese fondata insieme a colleghi confluiti nell’A.M.A.I. (Associazione Medici Agopuntori Italiani), posso dire di aver maturato la passione e la capacità di trasmettere conoscenze agli allievi, ma soprattutto la convinzione che fosse possibile conciliare l’uno ed il molteplice, la statica e la dinamica, la malattia ed il malato. Se è vero, infatti, che ognuno esprime in modo unico il suo essere al mondo nella salute e nella malattia, è anche vero che le nostre funzioni vitali sono supportate da una struttura fisica “similare” dal punto di vista anatomico e fisiologico. Il chirurgo sa che, fatte salve le variazioni individuali, se incide in una determinata zona del corpo troverà esattamente gli stessi tessuti o organi, ed il fisiologo conosce il funzionamento degli apparati vitali, tanto che il farmacologo può prevedere con sufficiente approssimazione l’effetto provocato da un principio attivo. Non solo, ma in caso di malattia, la Patologia Medica evidenzia una serie di segni e sintomi soggettivi ed oggettivi che, si dice, sono patognomonici per quella patologia. E’ stato, perciò, consequenziale creare delle “immagini” di sofferenza, codificate dalla Clinica Medica sotto il termine di Malattie, di uno, piuttosto che di altri organi o apparati. Tuttavia, se questo sapere deve essere patrimonio scientifico condiviso da ogni medico, è anche giusto segnalare il rischio, sempre più attuale, di ridurre la professione medica al ruolo, quasi automatico, di inserire la sofferenza del malato, reale, unica e vivente, in una casella di Malattia, astratta per la sua codificazione teorica, sia pure approssimativamente significativa. Ancora una volta, la conoscenza di un grande medico come il Prof. Luigi Di Bella ha illuminato il mio percorso. Negli anni 1997-1999, frequentando i seminari ed il suo studio per i tanti casi oncologici trattati con la sua discussa Multiterapia Di Bella, ho imparato che l’Arte del Medico consiste nell’applicare il sapere generale e oggettivo della Scienza al vissuto particolare del malato. Non esistono protocolli terapeutici ai quali il paziente si debba sottoporre, ma conoscenze di biochimica, fisiologia e patologia necessarie per “leggere” la sofferenza umana, a condizione di recuperare una semeiotica clinica passata in secondo piano dopo i grandi, e spesso illusori, successi della diagnostica strumentale! Inoltre, non esistono certezze assolute in Medicina, meno che mai quelle terapeutiche, per cui il medico deve avere una mentalità aperta nei riguardi di qualsiasi pratica utile al malato, verificandone i risultati secondo i criteri della Scienza occidentale. Il contrario di tanti settori della Medicina attuale, arroccati nelle griglie degli studi statistici, dei protocolli terapeutici e degli indottrinamenti, non sempre disinteressati, delle multinazionali del farmaco. Gli stessi ambienti che osteggiarono ferocemente l’operato di Luigi Di Bella fino alla sua scomparsa. Posso dire con certezza che nei primi quindici anni della mia attività professionale non avevo mai coltivato l’idea di poter impiegare la Nutrizione in funzione terapeutica. Certo, dagli studi di Agopuntura avevo appreso le cognizioni di base della dietetica cinese, verificandone la difficoltà di applicazione nella società occidentale moderna, ma apprezzandone la raffinata distinzione semeiologica a seconda delle caratteristiche costituzionali ed energetiche dei pazienti. Ancora una volta il sentiero tortuoso degli eventi mi fece incontrare una originale figura di studiosa e terapeuta, la Dott.ssa Domenica Arcari Morini, di cui avevo sentito dire che sapeva “curare” con gli alimenti. Confesso la scarsa considerazione da me nutrita nei riguardi della dietetica, del tutto trascurata nei piani di studi universitari, e perciò la riluttanza, per non dire la diffidenza, con la quale entrai nello Studio di viale Parioli, 40, a Roma. Era un giovedì, il 5 maggio 1995. Sentii parlare di alimenti e nutrienti, ma anche di organi, funzioni, dinamismi energetici, semeiotica e diagnostica, bioritmi, influenze psico-ambientali sui biochimismi del corpo, e viceversa. Come un assetato nel deserto che vede un chiosco di bibite fresche, alla fine della mattinata ebbi la certezza di aver trovato ciò che stavo cercando! Da allievo frequentai religiosamente quello studio tutti i giovedì successivi e per oltre quattro anni, iniziando poi a collaborare nella stesura dei libri presenti anche in questo sito, ed ai Corsi di formazione per altri medici, oltre a coltivare sempre la passione per una visione costituzionale della salute e della malattia. Infatti, la metodica bionutrizionale coincideva stranamente con i principi energetici della Medicina Cinese, in termini di disfunzioni di organi e di apparati, a dimostrazione che la verità è una sola, anche quando si esprime con linguaggi lontanissimi nello spazio e nel tempo. Con la sua scomparsa, il 18 Settembre 2007, la dott.ssa Domenica Arcari Morini ha lasciato in eredità il compito di continuare e perfezionare il suo metodo, sia per quanto riguarda la sperimentazione alimentare “in vivo”, sia nel campo della diagnostica medica. Nel corso degli anni ho potuto constatare che molte Scuole costituzionaliste non si accorgono di utilizzare lo stesso pensiero e la stessa metodologia della Medicina accademica ufficiale, credendo però di operare una netta distinzione rispetto ad essa. All’immagine statica e astratta di Malattia codificata dalla Clinica Medica viene sostituita una immagine altrettanto statica e astratta di Costituzione, o Diatesi, o Tipologia, o Meiopragia costituzionale, termini la cui distinzione semantica non è sempre chiara. Nella pratica, si cerca di adattare il paziente all’interno di un determinato schema, e quindi avere la semplificazione di soluzioni curative precostituite, nella forma simili ai protocolli terapeutici classici, ma nella sostanza con i medesimi limiti. La realtà umana, nella salute e nella malattia, non si lascia racchiudere in schemi. L’unico punto fermo dal quale si può partire è il genotipo, vale a dire la risultante del patrimonio genetico ereditario, che condiziona l’assetto psico-immuno-endocrino e alcune caratteristiche fisiche relativamente costanti nel corso della vita. In questo senso sarà sempre possibile distinguere un soggetto “Surrenalico”, robusto, dinamico e psichicamente dominante, rispetto, per esempio, ad un “Epatico”, distonico, instabile, contratto e spesso introverso. E’ altrettanto vero che l’anamnesi evidenzierà la frequenza statistica di alcune caratteristiche tipiche di ogni costituzione, come appetenze alimentari, disturbi o malattie, ma è un errore grossolano ritenere che un “Pancreatico” non possa avere malattie epato-biliari, più frequenti e tipiche nel soggetto ”Epatico”, o un “Renale” non possa mai diventare diabetico, essendo il diabete una patologia pancreatica. In realtà, dal momento del concepimento in poi, ogni essere umano esprime un dinamismo vitale in relazione con il mondo. Questo scambio incessante, senza il quale la vita non potrebbe evolvere, modifica inevitabilmente il genotipo, sovrapponendo nuovi dinamismi che incidono nella totalità dell’individuo. Tuttavia, anche quando un “Pancreatico” sviluppa una patologia tipica dell’”Epatico”, sia per influenze ambientali, sia per errori nutrizionali o per effetto collaterale di terapie farmacologiche, nell’andamento e nell’evoluzione della patologia si esprimerà sempre la modalità dinamica della sua costituzione originaria, che può essere decodificata se si dispone di strumenti concettuali adeguati. In questo caso, piccolo esempio pratico, si saprà a priori che, in caso di terapie corticosteroidee, il paziente in oggetto ne patirà gli effetti collaterali con una frequenza di gran lunga maggiore rispetto ai casi nei quali la stessa patologia del fegato si verifica in un paziente “Epatico”. L’evoluzione della Medicina non può essere affidata solamente allo sviluppo della diagnostica strumentale e di laboratorio, o alla sintesi di farmaci sempre più “intelligenti”, che colpiscano a livello molecolare o genetico, perdendo di vista l’Essere umano, ma serve una nuova Semeiotica medica, che sappia indirizzare la Diagnosi e quindi la Terapia con precisione ed efficacia, acquisendo e rendendo trasmissibili quegli strumenti concettuali di cui si parlava prima per orientarsi nella stratificazione del vissuto patologico del paziente, molto più “reale” della diagnosi ematochimica, strumentale, istologica o molecolare. Il percorso tortuoso di questo anomalo curriculum professionale non riguarda lo sforzo di coniare un ennesimo termine per distinguersi da quelli già esistenti. Deliberatamente nel sito si indica la Medicina Costituzionale, nome forse fra i più abusati, convinti che l’essenziale è la “sostanza” con la quale si riempie una “forma”. In questo senso l’autore del sito sarà grato a chiunque vorrà contribuire con consigli, osservazioni, proposte e, perché no, con critiche costruttive.